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Spiritualità come atto di Resistenza

Del 25 aprile raccontiamo sempre il suo essere stato una liberazione. Ma prima di essere una vittoria, la Resistenza è stata una trama fatta di scelte quotidiane, spesso invisibili. Oltre a chi stava sui monti, è stato fondamentale il contributo di chi, restando nelle case, nei paesi, nelle città, decideva ogni giorno da che parte stare. La Resistenza è stata anche porticinr aperte al momento giusto, piatti di cibo lasciati senza fare domande, messaggi passati sottovoce, documenti nascosti, silenzi strategici. Gesti piccoli, apparentemente, anche se non sempre senza conseguenze per chi li compiva. Eppure senza quei gesti, quella vittoria che oggi celebriamo non sarebbe stata possibile. Era una forma di partecipazione che non aveva e non cercava visibilità, ma a modo suo teneva in piedi tutto.

E allora la parola “resistenza” può smettere di essere solo storia e diventare di nuovo una possibilità. Anche oggi non tutti siamo chiamati a “combattere” nel senso più evidente del termine, ma siamo continuamente dentro a un campo in cui qualcosa si gioca. Non siamo sui monti ma siamo dentro un tempo che, in modi diversi, mette pressione sulla nostra capacità di restare umani.

Credo che i gesti partigiani, oggi, abbiano un’altra forma: sono ancora meno visibili, ma non per questo meno necessari. Sono i momenti in cui scegli di non alimentare una narrazione che disumanizza, in cui trattieni una reazione automatica e resti in ascolto, in cui non condividi qualcosa solo perché rafforza la tua posizione. Sono i momenti in cui tieni aperto uno spazio di ascolto, non riduci l’altro a un’etichetta, non cedi alla comodità del “noi contro loro”.

E poi ci sono gesti ancora più semplici, ma decisivi: prenderti cura del tuo stato interno,non lasciare che sia solo la paura a guidarti, scegliere relazioni che non si basano sul controllo, creare, nel tuo piccolo, contesti in cui l’umano non venga schiacciato. Non fanno rumore, non cambiano il mondo da un giorno all’altro, ma sono esattamente ciò che permette a qualcosa di diverso di esistere.

Lo yoga, in fondo, ci allena proprio a non farci determinare da un mondo da cui a tratti si avrebbe voglia di scappare. Il karma yoga è in questo senso una forma di Resistenza: fare ciò che va fatto, senza sapere se servirà, senza aspettarsi un riconoscimento, senza trasformare ogni gesto in una battaglia da vincere.

La Resistenza non è stata fatta solo da chi combatteva con il fucile in mano: è stata resa possibile anche da chi, nel quotidiano, ha scelto di non collaborare con la disumanizzazione, ha scelto con consapevolezza quale mondo voleva nutrire. E lo ha fatto senza nessuna certezza di riuscita. Lo ha fatto perché era ciò che c’era da fare. Era ciò che era utile fare in quel momento.

Questo il 25 aprile può ricordarcelo ancora oggi: restare umani, anche nei gesti più piccoli, anche quando nessuno guarda, senza sapere se servirà davvero, non è poco.

È, ancora, una forma di Resistenza.

Buon 25 aprile! Viva la Resistenza!

1 commento su “Spiritualità come atto di Resistenza”

  1. Grazie Ambra!
    A livello storico non ho sufficiente preparazione ma sento e percepisco quello che trasmetti con la tua riflessione e penso anche attraverso il percorso yoga …mi metto in ascolto e rifletto…grazie!🙏

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